

60. Lo stato come regolatore del mercato.

Da: J. M. Keynes, Teoria generale dell'occupazione, dell'interesse
e della moneta, UTET, Torino, 1968.

La crisi del 1929, dimostrando quanto fosse rischioso affidarsi
esclusivamente alle leggi di mercato, fece perdere credibilit
alle teorie economiche liberiste. Una profonda revisione di tali
teorie fu operata da John Maynard Keynes, il quale, negando
l'esistenza di un meccanismo spontaneo capace di favorire la piena
utilizzazione delle risorse produttive e il riassorbimento della
disoccupazione, sostenne la necessit di un intervento dello stato
nel sistema economico. L'economista inglese non intendeva con ci
farsi sostenitore della socializzazione dei mezzi di produzione,
come egli stesso afferma nel seguente passo, tratto dalla sua
opera fondamentale: senza pregiudicare la libert di iniziativa
individuale, lo stato avrebbe dovuto ampliare le proprie funzioni
di governo e adottare misure atte a superare le depressioni
economiche e mantenere i livelli di occupazione.


Per mio conto, ritengo che vi siano giustificazioni sociali e
psicologiche per rilevanti disuguaglianze dei redditi e delle
ricchezze, ma non per disparit tanto grandi quanto quelle oggi
esistenti. Vi sono pregevoli attivit umane che richiedono il
movente del guadagno e l'ambiente del possesso privato della
ricchezza affinch possano esplicarsi completamente. Inoltre,
l'esistenza di possibilit di guadagni monetari e di ricchezza
privata pu instradare entro canali, relativamente innocui,
pericolose tendenze umane, le quali, se non potessero venir
soddisfatte in tal modo, cercherebbero uno sbocco in crudelt, nel
perseguimento sfrenato del potere e dell'autorit personale e in
altre forme di autopotenziamento. E' meglio che un uomo eserciti
la sua tirannia sul proprio conto in banca che sui suoi
concittadini; e mentre si denuncia talvolta che il primo sia
soltanto un mezzo per raggiungere il secondo, talaltra almeno ne 
un'alternativa. Ma per stimolare queste attivit e per soddisfare
queste tendenze non  necessario che le poste del gioco siano
tanto alte quanto adesso. Poste assai inferiori serviranno
ugualmente bene, non appena i giocatori vi si saranno abituati.
Per non deve confondersi il compito di tramutare la natura umana
col compito di trattare la natura umana medesima. Sebbene nella
repubblica ideale sarebbe insegnato, ispirato o consigliato agli
uomini di non interessarsi affatto alle poste del gioco, pu
essere purtuttavia saggia e prudente condotta di governo
consentire che la partita si giochi, sia pur sottoponendola a
norme e limitazioni, fino a quando la media degli uomini, o anche
soltanto una sezione rilevante della collettivit, sia di fatto
dedita tenacemente alla passione del guadagno monetario. [...] In
certi altri aspetti la teoria precedente  moderatamente
conservativa nelle conseguenze che implica. Infatti, mentre indica
l'importanza vitale di stabilire certi controlli in materie ora
lasciate in gran parte all'iniziativa individuale, non tocca altri
campi di attivit. Lo Stato dovr esercitare un'influenza
direttiva circa la propensione a consumare, in parte mediante il
suo schema di imposizione fiscale, in parte fissando il saggio di
interesse e in parte, forse, in altri modi. Per di pi, sembra
improbabile che l'influenza della politica bancaria sul saggio di
interesse sar sufficiente da s sola a determinare un ritmo
ottimo di investimento. Ritengo perci che una socializzazione di
una certa ampiezza dell'investimento si dimostrer l'unico mezzo
per consentire di avvicinarci all'occupazione piena; sebbene ci
non escluda necessariamente ogni sorta di espedienti e di
compromessi coi quali la pubblica autorit collabori con la
privata iniziativa. Ma oltre a questo non si vede nessun'altra
necessit di un sistema di socialismo di Stato che abbracci la
maggior parte della vita economica della collettivit. Non  la
propriet degli strumenti di produzione che  importante che lo
Stato si assuma. Se lo Stato  in grado di determinare l'ammontare
complessivo dei mezzi dedicati ad aumentare gli strumenti di
produzione e il saggio base di remunerazione per coloro che li
posseggono, esso avr compiuto tutto quanto  necessario. Inoltre
le necessarie misure di socializzazione possono introdursi
gradualmente e senza apportare una soluzione di continuit nelle
tradizioni generali della societ. [...] Se le nostre autorit
centrali di controllo riuscissero a stabilire un volume
complessivo di produzione corrispondente all'occupazione piena fin
dove  possibile, la teoria classica si affermer di nuovo da quel
punto in avanti. [...].
I controlli centrali necessari ad assicurare l'occupazione piena
richiederanno naturalmente una vasta estensione delle funzioni
tradizionali di governo. Inoltre la teoria classica moderna ha
essa stessa richiamato l'attenzione sulle diverse condizioni nelle
quali il libero gioco delle forze economiche deve venir moderato e
guidato. Ma rimarr ancora gran campo all'esercizio
dell'iniziativa e della responsabilit individuale. Entro questo
campo, i vantaggi tradizionali dell'individualismo varranno
ancora.
Fermiamoci un momento a ricordare a noi stessi quali sono questi
vantaggi. [...] Il vantaggio dell'efficienza e del decentramento
delle decisioni e della responsabilit individuale  forse ancora
maggiore di quanto supponesse il diciannovesimo secolo; e pu
darsi che la reazione contro l'appello all'interesse personale sia
andata troppo innanzi. Ma soprattutto l'individualismo, se lo si
pu purgare dei suoi difetti e dei suoi abusi,  la miglior
salvaguardia della libert personale, nel senso che, in confronto
a qualunque altro sistema, allarga grandemente il campo per
l'esercizio della scelta personale. E' pure la miglior
salvaguardia della variet della vita, che emerge precisamente da
questo ampio campo di scelta personale, e la cui perdita  la
massima fra tutte le perdite dello Stato omogeneo o totalitario.
Giacch questa variet preserva le tradizioni in cui si sono
incorporate le scelte pi sicure e meglio riuscite delle
generazioni passate; colora il presente con la diversificazione
della sua fantasia; ed essendo l'ancella dell'esperimento oltre
che della tradizione e della fantasia  lo strumento pi potente
per migliorare il futuro.
Mentre quindi, l'allargamento delle funzioni di governo, richiesto
dal compito di equilibrare l'una all'altro la propensione a
consumare e l'incentivo ad investire, sarebbe sembrato ad un
pubblicista del diciannovesimo secolo o ad un finanziere americano
contemporaneo una terribile usurpazione ai danni
dell'individualismo, io lo difendo, al contrario, sia come l'unico
mezzo attuabile per evitare la distruzione completa delle forme
economiche esistenti, sia come la condizione di un funzionamento
soddisfacente dell'iniziativa individuale. [...].
I sistemi moderni di Stato autoritario sembrano risolvere il
problema della disoccupazione a scapito dell'efficienza e della
libert. E' certo che il mondo non tollerer ancora per molto
tempo la disoccupazione che, salvo brevi intervalli di
eccitazione,  associata - e, a mio parere, inevitabilmente
associata - con l'individualismo capitalista d'oggigiorno. Ma pu
essere possibile, mediante una corretta analisi del problema,
guarire la malattia pur conservando l'efficienza e la libert.
